La conservazione del patrimonio non implica semplicemente la permanenza della materia dei beni che lo compongono, ma deve comportare soprattutto la conservazione di un insieme di valori che sono quelli che in definitiva ne giustificano la trascendenza.

Questo perché, mentre alcuni hanno un sostegno diretto nella propria realtà fisica, altri, come quelli storici, simbolici o affettivi, sono in misura maggiore o minore immateriali, ma non meno importanti quando si tratta della loro considerazione come patrimonio della collettività.

 

La conoscenza del bene oggetto di restauro

Tutta la tutela del patrimonio deve quindi basarsi sull’identificazione di questi valori, come passo preliminare a qualsiasi altra azione.

Da qui l’importanza di avere una strategia di ricerca sul patrimonio a prescindere dagli interventi specifici che devono essere realizzati in un dato momento.

Questo sforzo di conoscenza deve essere sempre aperto e costantemente arricchito, perché con questo accresciamo l’importanza del bene stesso.

Questa concezione della conservazione ci porta inevitabilmente alla necessità di una ricerca in una prospettiva interdisciplinare, che non prevede solo l’intervento di diverse figure professionali con diversi punti di vista e con diverse applicazioni metodologiche, ma soprattutto una concezione globale unitaria e convergente verso quell’obiettivo comune di identificare i valori intrinseci e cercare i mezzi adeguati per il restauro e la conservazione.

Possiamo affermare che la base e la garanzia di una buona tutela del patrimonio è l’adeguata conoscenza di esso stesso.

In questa prospettiva bisogna lavorare sia cercando di ottenere informazioni estratte dal patrimonio stesso, sia agendo su di esso, ovvero applicando da un lato le conoscenze pregresse e allo stesso tempo cercando di ottenere nuovi dati attraverso interventi fisici di scavo archeologico o di restauro.

Per raggiungere questi obiettivi ci sono professionisti con background ed esperienze diverse, come nel caso del team di Maltese srl ad Alcamo (TP), con lo scopo di affrontare tutti gli aspetti di interesse che possono essere riscontrati.

 

Il processo di intervento

In accordo con la metodologia sviluppata, il processo di intervento prevede una fase preliminare di documentazione, sia grafica che cartacea, e di analisi dell’edificio, compreso lo studio stratigrafico delle murature e, in alcuni casi, pregressi rilievi archeologici.

Vengono inoltre analizzati gli aspetti costruttivi e materiali, le problematiche che li interessano e le loro cause. Tutta questa ricerca comporta l’acquisizione di conoscenze da cui scaturiranno le azioni da intraprendere.

Questi possono essere di due tipi, che in nessun caso si escludono a vicenda ma piuttosto complementari.

Se l’edificio o il monumento necessita di un intervento di restauro, sulla base delle informazioni disponibili viene redatto il relativo progetto.

In ogni caso, indipendentemente dal fatto che l’immobile subisca o meno un’azione fisica, si propone sempre un compito di divulgazione delle conoscenze da accrescere continuamente su due diversi fronti: il primo di natura scientifica, attraverso pubblicazioni specialistiche, comunicazioni e presentazioni a incontri accademici; la seconda, con una dimensione più informativa e divulgativa, attraverso l’utilizzo di pannelli esplicativi nel monumento stesso, conferenze e media audiovisivi.

Sia la fase di intervento che quella di divulgazione producono sempre nuove conoscenze e riflessioni che alimentano il processo nella sua natura aperta, come accennato sopra.